COPIARE a cosa serve veramente?


Tutti i grandi artisti del passato hanno cominciato copiando.


Michelangelo copiava Giotto e Masaccio cercando di carpire i segreti della forte tridimensionalità delle figure da loro dipinte. Attraverso il disegno tratteggiato coglieva il chiaroscuro e il modellato scultoreo dei suoi predecessori. Alcuni pezzi antichi, primo tra i quali il famoso Torso del Belvedere oggi conservato ai Musei Vaticani, sono stati oggetto di studio in qualsiasi epoca anche da parte degli artisti più insospettabili: il torso è stato copiato anche da un barocco come Rubens, da un romantico come Turner e addirittura da Picasso!


Se l’hanno fatto loro vuol dire che non è un’attività inutile, una banale riproduzione di ciò che viene percepito. Per copiare, infatti, occorre passare dal semplice guardare al vedere! Guardare è attività passiva, è ricezione di uno stimolo visivo (anche se meno passiva di quanto immaginiamo); vedere è un fenomeno attivo, è andare oltre, cogliere proporzioni tra le parti, equilibri di pieni e di vuoti, angoli, posture, dettagli e geometrie sottese all’organizzazione delle varie parti. Il disegno, in questo, è fondamentale, perché l’atto di riassumere un oggetto osservato all’interno di poche linee è un momento conoscitivo, una pratica che racchiude in sé analisi e sintesi. La capacità di copiare, se da un lato presume una sorta di “predisposizione innata“ dall’altro è un’abilità che può essere sviluppata attraverso l’esercizio.


Per imparare a copiare, infatti, bisogna allenare l’occhio a cogliere le relazioni tra le varie parti, le proporzioni reciproche, lo schema geometrico nascosto nell’immagina osservata. È di grande aiuto, dunque, cercare nell’oggetto da copiare delle strutture semplici come archi, triangoli, quadrati per poter proporzionare correttamente il disegno. In base al tipo di immagine ci si può aiutare, in fase di schizzo, cercando di individuare le linee della prospettiva oppure utilizzando una griglia trasparente da traguardare (anche se non è molto consigliata perché ‘impigrisce’ nell’osservazione della struttura delle cose).


Tornando a Picasso, è celebre, da questo punto di vista, la sua sequenza dei tori: dal disegno dettagliato e verosimigliante alla stilizzazione più essenziale, punto di arrivo di una faticosa ricerca di purificazione dell’immagine.


L’esercizio della copia, dunque, non è un’attività sterile e autoreferenziale, anzi possiede un grande valore didattico: ci obbliga a superare lo stereotipo e ad osservare la realtà esattamente come appare ai nostri occhi.

Da "Copiare per imparare a vedere e a disegnare" DI EMANUELA PULVIRENTI · 7 AGOSTO 2013 (Didatticarte)


Questo è l'articolo più bello, chiaro e semplice sulla " copia" che io abbia mai letto! Nell'arte non si inventa nulla, tutto si trasforma! Così mi è stato insegnato. Perché per iniziare bisogna "vedere" ciò che già esiste e imparare dai migliori!

"Se ti piace un artista, cerca chi è stato il suo maestro!"

Queste sono le frasi che mi hanno ripetuto mille volte i miei insegnanti e che mi sono rimaste impresse per la loro veridicità!


Per me è stato così. Imparare le decorazioni classiche faentine, studiarle, capirle, comprendere il loro schema, i vari stili decorativi è stata una vera e propria iniziazione nel campo artistico, che mi ha aiutato a riscoprire, non solo un antico mestiere, ma anche un mezzo meraviglioso per rappresentare una forma d'arte che veniva tramandata da secoli. La decorazione artistica fatta a mano è una materia che a volte viene sottovalutata e che comunque è molto di nicchia.


Ecco dove è nata la scintilla per il mio progetto di "Decorazione Creativa".

Con il suo percorso, desidero trasmettere e tramandare questo "tesoro" antico con l'intento di mantenere viva la passione per questo tipo di arte, dare un'opportunità a tutti anche a chi pensa di non esserne capace e soprattutto dare un metodo divertente e giocoso perché così deve essere l'approccio al mondo artistico.

Buona Lavoro!

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