ARTE NON E’ IL MOSTRO CATTIVO

Esistono davvero i mostri cattivi? Se consideriamo che tutto ciò che viene rappresentato è frutto dell’immaginazione di qualcuno, possiamo anche insinuare che i mostri esistono. Sicuramente non è l’arte, ma attraverso di lei posso prendere vita!

Un uomo che lavora con le sue mani è un operaio;
Un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano;
Ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un ARTISTA.”

San Francesco d’Assisi
ARTISTA E’ UNA PAROLA GRANDE O UNA GRANDE PAROLA?

Molto spesso noi creativi ci facciamo intimidire da questa parola come se fosse riservata solo a pochi eletti.

Cosa vuol dire essere artisti oggi? Sicuramente l’arte è più alla portata di tutti oggi che anni addietro.

Devo dire che la frase di San Francesco spiega semplicemente il mio concetto di artista!

Ho finalmente sbloccato il mio cervello e riesco a scandire la parola ARTISTA senza sentirmi più in colpa.

Questa parola ho cominciato a conoscerla quando a scuola studiavo storia dell’arte e gli insegnanti mi spiegavano che artista è riferito a coloro che vengono chiamati Maestri.

Qual’ è la prima immagine che ti viene in mente appena senti queste lettere: A R T I S T A ?

Per me è Leonardo da Vinci. Il mio Maestro. Il mio Idolo. Mi sono innamorata di lui quando ho letto delle sue sperimentazioni pazze e del suo modo di fare ricerca .

Non aveva come obiettivo il disegno bello, ma solo cercare qualcosa di diverso, di nuovo, di straordinario. Naturalmente il suo innegabile talento era stupefacente ma è riuscito ad essere ciò che è grazie alla scuola in bottega che ha frequentato dall’età di circa 9 anni.

Si sono aggiunti altri Maestri nella mia lista dei preferiti, ma lui è al primo posto.

Da allora in poi, per me, questa parola di 7 lettere era solo ed esclusivamente legata a personaggi che hanno fatto la storia o che sono ad oggi raggruppati in una piccola nicchia dorata.

ARTISTA era una montagna irraggiungibile secondo la mia esperienza e nello stereotipo collettivo in cui sono cresciuta.

l’Artista era ( forse è ancora) legata anche a persone fallite o che fanno la fame. Frasi che mi venivano rivolte a scuola, nel momento della mia scelta per le scuole superiori o quando il mio entusiasmo prendeva il sopravvento di fronte a disegnatori che si guadagnavano da vivere facendo ritratti davanti ai monumenti delle grandi città!

Deridere senza sapere il male che si fa! Giudicare senza sapere cosa è il concetto di Artista! Snobbare per grande ignoranza!

Quindi la mia passione era:

o l’impossibilità di accedere alla montagna proibita o la possibilità di vivere come un barbone per strada. Quanti di voi hanno avuto questo pensiero?

Ancora ad oggi sento ragazze e ragazzi che sono impossibilitati di scegliere le scuole artistiche, dai genitori, perché ritenute di basso livello culturale e inutili per la formazione intellettuale dei propri figli! Rabbrividisco quando sento questo!

Perché?

Mi sono chiesta molte volte perché sentirsi imbarazzati nel pronunciare questa parola.

Arte esprime una caratteristica del proprio talento e un modo di essere che appartiene ai creativi, soprattutto ai liberi pensatori e liberi immaginativi. ( Da bambini lo siamo tutti)

La risposta sta proprio nella grande ignoranza culturale di educazione civica o famigliare che ancora oggi persiste ( pur essendo un paese di grandi Artisti, Artigiani e Creativi) e poca divulgazione del concetto stesso e profondo di Artista.

Scioccante vero?

Mi immagino il vocio di chi dice:

no no no… io non sono artista!

Assolutamente impossibile che io mi reputi un artista, faccio l’impiegata! Io la creatività non ce l’ho!

Gli artisti muoiono tutti di fame! Che scuola vuoi fare? Ma dopo cosa farai? La fallita? Non andrai da nessuna parte se fai la scuola d’arte!

Chi io? Ma valà! Io non sono un’artista, sono una casalinga, cosa dici!

Non mi chiamo mica Picasso! Io artista? Non penso proprio!

O si ha paura di rispecchiarsi in una figura da sfigati, o non ci si sente all’altezza perché non bravi e competenti nel campo artistico.

Allora bisogna assolutamente CAMBIARE le cose!

Ecco il punto: Ma cosa vuol dire ARTISTA?

Analizziamo la frase iniziale: ….uomo che lavora con il suo cervello, le sue mani, il suo cuore!

Quindi anche l’artigiano artista si distingue da quello comune, se aggiunge a ciò che fa il suo cuore, la sua passione!

Perciò in ogni settore ci sono artisti, bisogna solo cambiare la prospettiva di osservazione!

La differenza sta in chi ha allenato questa caratteristica nel tempo, come hobby, come mestiere, come studio, come passione alternativa e chi invece ha ritenuto metterla in un angolo e non usarla come valore aggiunto per sé stessi o per il proprio futuro.

Nessun giudizio, solo riflessione.

Educhiamo i bambini, fin dalla tenera età , al suono di questa meravigliosa parola ARTISTA.

“Ri-educhiamo” la nostra mente al significato di questa parola ARTISTA, che come sinonimi ha: amore, passione, creatività ,immaginazione, osservazione …

Concludendo in sintesi:

Artista è colui che dopo aver fatto un percorso di conoscenze, competenze ed esperienze nel campo artistico ha trovato il mezzo giusto per se, per potere esprimere la visione spirituale del mondo con i propri occhi e creare nello spettatore una reazione, una domanda, una riflessione, diventando lo strumento dell’Universo.

Ciò che è “bello” diventa decorazione, ciò che “smuove” diventa arte!

«Bête comme un peintre (Stupido come un pittore). Questo proverbio
francese risale almeno ai tempi di Boème de Murger, intorno al 1880, e si usa tuttora come battuta nelle discussioni.


Perché l’artista dovrebbe essere considerato meno intelligente del
Signor Tutti? Sarà perché la sua abilità è essenzialmente manuale e non ha rapporto immediato con l’intelletto? Comunque sia, si ritiene generalmente che il pittore non ha bisogno di un’educazione particolare per diventare un grande Artista.


Ma queste considerazioni non hanno più corso oggi, i rapporti tra l’Artista e la società sono cambiati dal giorno in cui, alla fine del secolo scorso, l’Artista ha affermato la sua libertà. Invece di essere un artigiano
impiegato da un monarca, o dalla Chiesa, l’artista d’oggi dipinge liberamente, e non è più al servizio dei mecenati ai quali, al contrario, impone la propria estetica. In altre parole, l’Artista è ora completamente
integrato nella società.


Emancipato da più di un secolo, l’Artista d’oggi si presenta come un uomo libero, dotato delle stesse prerogative del cittadino comune e parla da pari all’acquirente delle sue opere.


Naturalmente, questa liberazione dell’Artista ha come
contropartita qualcuna delle responsabilità che poteva ignorare quando era un paria o un essere intellettualmente inferiore.

Tra queste responsabilità, una delle più importanti è l’EDUCAZIONE dell’intelletto, benché professionalmente, l’intelletto non sia la base della formazione del genio artistico.


Evidentemente la professione di Artista ha preso il suo posto nella società d’oggi a un livello paragonabile a quello delle professioni “liberali”.


Non è più, come prima, una specie di artigianato superiore. Per restare a questo livello e sentirsi alla pari di avvocati, medici, eccetera, l’Artista deve ricevere la stessa formazione universitaria.


E ancora, l’Artista gioca nella società moderna un ruolo molto più importante di quello di un artigiano o di un buffone.

Si trova faccia a faccia con un mondo fondato su un materialismo brutale in cui tutto è valutato in funzione del BENESSERE MATERIALE e in cui la religione, dopo aver perso molto terreno, non è più la grande dispensatrice di valori
spirituali.


Oggi l’Artista è uno strano serbatoio di valori para-spirituali in opposizione assoluta al FUNZIONALISMO quotidiano per il quale la scienza riceve l’omaggio di una cieca ammirazione.

Dico “cieca”, perché non credo nell’importanza suprema di queste soluzioni scientifiche che non toccano neppure i problemi personali dell’essere umano.


Per esempio i viaggi interplanetari sembrano essere uno dei primissimi passi verso il cosiddetto “progresso scientifico” e tuttavia, in
ultima analisi, non si tratta che di un allargamento del territorio a disposizione dell’uomo.

Non posso impedirmi di considerare questa come una semplice variante del MATERIALISMO attuale che conduce l’individuo sempre più lontano alla ricerca del proprio io interiore.

Questo ci porta all’importante preoccupazione dell’Artista d’oggi che è, a mio modo di vedere, quella di informarsi e di tenersi al corrente del cosiddetto “PROGRESSO MATERIALE QUOTIDIANO”.


Dotato com’è di una formazione universitaria, l’Artista non ha da
temere di essere assillato da complessi nei rapporti con i suoi contemporanei.

Grazie a questa educazione disporrà degli strumenti adeguati per opporsi a questo stato di cose materialista attraverso il canale di culto dell’io in un quadro di valori spirituali.


Per illustrare la situazione dell’Artista nel mondo economico contemporaneo, si osserverà che ogni lavoro ordinario è remunerato più o meno secondo il numero di ore passate a compierlo, mentre nel caso di un quadro il tempo impiegato per la sua esecuzione non entra in conto quando si tratta di fissarne il prezzo e questo prezzo varia con la notorietà di ogni artista.


I valori spirituali o interiori menzionati più sopra e di cui l’Artista è per così dire il dispensatore, concernono solo l’individuo preso separatamente, in contrasto con i valori generali che si applicano all’individuo parte della società.


E sotto l’apparenza, sarei tentato di dire sotto il travestimento di un membro della razza umana, l’individuo è di fatto completamente solo e unico e le caratteristiche comuni a tutti gli individui presi in massa non hanno nessun rapporto con l’esplosione solitaria di un individuo lasciato a se stesso.


Max Stirner, nel secolo scorso, ha molto chiaramente stabilito
questa distinzione nella sua notevole opera Der Einziger und Sein Eigentum, e se una gran parte dell’educazione si applica allo sviluppo di queste caratteristiche generali, un’altra parte altrettanto importante della formazione universitaria sviluppa le facoltà più profonde dell’individuo, l’autoanalisi e la conoscenza della nostra eredità spirituale.

Tali sono le importanti qualità che l’Artista acquisisce all’Università e che gli permettono di mantenere vive le grandi tradizioni spirituali con cui la religione stessa sembra aver perso contatto.

Credo che oggi più che mai l’Artista abbia questa missione parareligiosa da riempire:
mantenere accesa la fiamma di una visione interiore di cui l’opera d’arte sembra essere la traduzione più fedele per il profano.


Inutile dire che per compiere questa missione è indispensabile il
più alto grado di educazione.»


[Testo di un intervento di Marcel Duchamp
pronunciato in inglese in occasione di un colloquio organizzato a Hofstra
il 13 maggio 1960.
Traduzione di Elio Grazioli]

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